Skip to main content

Full text of "La gazza ladra; melodramma in musica in due atti, da rappresentarsi nel Ducale Teatro di Parma, il carnevale del 1820."

See other formats


I 


# 


GAZZA  LADRA 

MELODRAMMA  IN  MUSICA 
\  IN  DUE  ATTr-\ 

DA  RAPPRESENTARSI 

NEL  DUCALE  TEATRO 

DI  PARMA 

IL  CARNEVALE  DEL  i82« 


PARMA 

DALLA  STAMPERIA  CARMIGNANI 

MDGCCXX . 


A  SUA  MAESTÀ 
LA  PRINCIPESSA  IMPERIALE^- 
ED  ARCIDUCHESSA  D'AUSTRIA 

MARIA  LUIGIA 
DUCHESSA 

DI  tàìMK  PIACENZA  E  GUASTALLA 


3K 


AESTA 


•AlhòÌoòo  òeuipte  mai  di  ^iuu^te 
oc  uteutatmt  if  So<?%>auo  Scòtto 
compattuteuto  ^   uutco  òcopo  De' 


miei  kxi^wi  f  attere  comt  òi- 
cuio  pej:!i<^  DeliiX   puCtuca  6oò- 

ceiiit^i^  eòpoiietiDo  òut'fe  c5ceti6 
<|ueòtc  òecctiDo  typettacofo  ^  c^e 
ttiiiilmente   DeDtco  e  coii^acto  <x 

£a  !iiu<5tca  è  ì)ef  t5ì^iiot 
f3lX^e<^tto    ^i<?acfci«(?^  tRoddtnt . 


tieóca  Difettewfe  aff  atmouico 
^enio  Della  STLaeólci  Voóha 
la   vocaIlc   eóecuyoue . 

con  pto^iiDiòòtma  dwcjione 
(Di  VoóUa  SìCaeótà 


Umil."">  Dev."""  Osseq.'"»  Servidore 
LviGi  Vergai»!  Impresario . 


VII 

PERSONAGGI. 


FABRIZIO  VINGRADITO ,  cicco  fittajuolo 
Il  Signor  Girolamo  Crociati . 

LUCIA  3  moglie  del  medesimo 

La  Signora  Adelaide  Guerra . 

GIANNETTO ,  figlio  dei  suddetti ,  militare 

Il  Signor  Amerigo  Sbigoli  Accmd.  Filarm,  di  Bo- 
logna ^  e  Socio  Onorario  degli  Anfioni  di  Verona, 

NINETTA  5  serva  in  casa  di  Fabrizio 
La  Signora  Marietta  Cantarelli, 

FERNANDO  VILLABELLA,  padre  di  Ninetta,  militare  . 
Il  Signor  Giuseppe  Ferlini. 

GOTTARDO ,  Podestà  del  Villaggio 
//  Signor  JSicola  De  Grecis , 

PIPPO  5  giovine  contadino  al  servizio  di  Fabrizio 
La  Signora  Nina  Ferri, 

UBERTO,  merciajuolo  \ 

>  //  Sig,  Giuseppe  Barberi . 
ANTONIO,  carceriere  ) 

GIORGIO ,  servo  del  Podestà 
Il  Signor  N.  N, 


vili 
Il  Pretore  . 
Gregorio  canGellier'6  . 
Ubt  Usciere  . 
Genti  a' arme. 
Contadini  e  Contadine. 
Una  Gazza  . 

La  Scena  sì  finge  in  un  grande  villaggio 
non  molto  distante  da  Parigi , 

La  musica  è  del  celebre  Signor  Maestro 
Gioachino  Rossini  Accad.^  Filarm. 
di  Bologna . 


ATTO  PRIMO 


Ampio  cortile  della  casa  di  Fabrizio  .  Sul  di- 
nanzi domina  un  portico  rustico  con  per- 
golato :  ad  un  pilastro  è  appesa  una  gabbia 
aperta,  dentro  della  quale  si  vede  una  Gaz*- 
za.  Nel  fondo  e  verso  il  mezzo  è  collocata 
una  porta  con  cancello ,  per  cui  si  entra 
nel  Cortile  .  Al  di  là  la  scena  rappresenta 
un  delizioso  bosco  . 

SCENA  PRIMA. 

Dwersi  abitanti  del  Villaggio  ^  alcuni  fami" 
gli  recanti  le  cose  necessarie  per  appareC" 
chiare  una  mensa  :  subito  Pippo ,  indi  Lu" 
eia  con  un  canestro  di  biancheria  y  finale 
mente  Fabrizia  ed  altri  serici  con  bottiglie 
di  vino  • 

Coro     Oh  che  giorno  fortunato! 

Oh  che  gioja  si  godrà! 
Pip.     Dopo  tanti  e  tanti  mesi 

Spesi  in  guerra  e  fra  gli  stenti. 

Oggi  alfin  a'  suoi  parenti 

11  padron  ritornerà. 

parte  del  Coro  e  Pippo  . 

Vieni  ,  vieni ,  o  padroncino  . 
Tutti   Vieni  a  noi ,  Giannetto  amato  . 

Oh  che  giorno  fortunato! 

Oh  che  gioja  si  godrai 


La  gazza  Pippo?  Pippo? 

Pip.        Chi  ha  chiamato? 

Coro        Non  so  niente  -  Ah  ah  ah! 

(  essendosi  accorti  della  gazza  ^ 
e  burlando  Pippo  . 

La  gazza  Pippo? 

Pip.  Ancora? 

Coro        Ve'  chi  è  stato? 

(  additandogli  la  gazza 
Pip.        Brutta  gazza  maledetta  , 

Che  ti  colga  la  saetta! 
La  gazza  Pippo  ?  Pippo  ? 
Pip.        Taci  là  . 
Coro        Pippo?  Pippo?  Ah  ah  ah! 

(  deridendo  Pippo  • 
Lue.     Marmotte,  che  fate? 

Così  m'obbedite? 

Movetevi,  andate; 

La  mensa  allestite  ' 

Là  sotto  alla  pergola 

Che  invita  a  mangiar  . 
Che  flemma  !  sbrigatevi  : 

Pigliate  5  stendete  . 

Mio  figlio ,  il  sapete  ^ 

Dee  tosto  arrivar . 
Pip.    ^Che  giorno  beato 
e  Coro  )    Dobbiamo  passar  ! 
Lue.   \    Alfine  cessato 

(    Avrò  di  tremar .  - 
Ehi,  Ninetta? .  • .  -  Quando  io  chiamo, 

Tutti  perdono  Y  udito  .  - 

E  colui  di  mio  marito 

Dove  adesso  se  ne  sta  ? 


3 

Fab.        Suo  marito    ^^^^j^  qua, 
Pip.eCoroSev  Fabrizio  là . 

Fab.     Egli  viene ,  o  mia  Lucia , 

Come  Bacco  trionfante  ; 

Egli  reca  l' allegria  , 

Reca  il  nettare  spumante , 

Che  mantiene  -  nelle  vene 

Il  vigor  5  la  sanità . 
Tutti  Viva  Bacco  e  la  cantina  ; 

Medicina  -      ogni  età  ! 
Lfic.     Ah  col  suo  congedo  alfine      (  a  Fab. 

Oggi  arriva  il  figlio  amato  ! 
Fab.     Certamente  ,  ed  ammogliato 

Lo  vorrei  5  ben  mio  ,  veder . 
Lue.     A  me  tocca  il  dargli  moglie  ; 

Qucst'  affare  a  me  si  spetta , 

Egli  dee  sposar  •  .  . 
io  g-az. Ninetta  . 

Fab.     Ah  !  la  gazza  ha  indovinato  . 
Lue.     Insensato  ! 
Fab.     Si  vedrà  .  - 

Brava,  brava!  -  Ahi,  ahi! 

(si  ai^vicina  alla  gazza y  V accarezza 
Lue.     Cos'  è  stato?  e  ne  resta  beccato. 

Fab.     M'ha  beccato  • 
Lue.     E  ben  ti  sta  . 
Fab.     Ma  la  gazza  ha  indovinato  • 
Lue.     Insensato  ! 
Fab.     Si  vedrà . 

Tutti    \  gazza  ha  indovinato, 

^    \  Ogni  core  esulterà . 
Tutti   Là  seduto  l' amato  Giannetto  , 

(  additando  la  mensa  • 


Fabio  con  parte  del  Coro  \ 
A  suo  padre,  alla  sposa  / 

Pippo  cai  resto  del  Coro  >  vicino  * 
A  sua  madre ,  alla  sposa  i 
Lue.     Alla  sua  cara  madre  ) 
Tutti   Noi  r udremo  narrar  con  diletto 

Le  feattaglie ,  le  stragi ,  il  bottino  * 
Or  d' orgoglio  brillar  lo  vedremo  y 
Or  di  bella  pietà  sospirar . 
E  fra  i  brindisi  intanto  faremo 
I  bicchieri  ricolmi  suonar. 

{partono  gli  abitanti  del  Villaggio. 
Pah*  Oh  cospetto!  undici  ore  già  passate. 

(  guardando  V  oriuolo  . 
E  Giannetto  ne  scrive 
Che  qui  sarà  sul  mezzogiorno  . 
Lue.  Oh  diavolo , 

Già  così  tardi  !  -  E  la  Ninetta  ancora 
Non  vegga.  Ov'è  costei? -Pippo  rispondi. 
Pip.  Per  la  collina,  io  credo, 

A  cogliere  le  fravole  . 
Lue.  Ah  !  Fabrizio , 

Da  qualche  tempo  son  molto  scontenta 
Di  questa  tua  Ninetta.  -  Pippo,  Ignazio, 
Antonio ,  andate  tutti 
A  preparare  il  resto  .  -  A  se  la  colgo 

(  Pippo  y  e  gli  altri  famigli  si 

ritirano. 

Quella  smorfiosetta!  .  .  . 
Fàb.  Eh  via  ,  cessa  una  volta! 

Tu  sempre  la  rimbotti,  e  sempre  a  tortOé 
Lue.  A  meraviglia!  E  quando 

Ridendo  e  civettando  ella  mi  perde 


Le  forchette  d'  argento  ^  dimmi ,  allora 
Se  mi  tiene  la  bile ,  ho  torto  ancora  ? 

Fab.  Gran  cosa!  Finalmente 
E'  una  forchetta  sola 
Che  ci  smarrì  per  caso  ;  e  chi  sa  forse 
Che  un  dì  non  si  ritrovi  !  ^  Orsù  »,  Lucia , 
Bada  a  trattare  con  maggior  dolcezza 
Quella  fanciulla  * 

Lue.  Ah  5  ah!  (  iti  ariiù  di  disprezzo. 

Fab.  Rispetta  in  lei 

Le  sue  sventure  *  Sai 

Ch'ella  è  pur  figlia  di  quel  bravo  e  onesto 

Fernando  Villabella^ 

Che  fra  le  schiere  incanutisce;  e  s'ella p 

Orfana  della  madre  ^  e  senza  doni 

Della  fortuna ,  colle  sue  fatiche 

Qui  si  procaccia  una  meschina  vita , 

Non  debb' esser  perciò  da  noi  schernita. 

Lue.  E  chi  dice  il  contrario  ?  -  Ma  finiamola  . 
Il  tempo  vola  :  io  corro 
Un  momento  in  cucina;  e  poi,  se  credi, 
Andremo  insieme  ad  incontrar  Giannetto. 

(  parte  • 

Fab»  Dici  ben  ;  vo  nell'orto ,  e  là  ti  aspetto . 

(  parte . 


SA 


SCENA  II. 


Ninetta  con  un  panierino  di  fravole  ^  che 
scende  dalla  collina  ed  entra  nel  cortile; 
poscia  Fabrizio  ^  e  finalmente  la  Lucia  col 
canestro  delle  posate  . 

Nin.     Di  piacer  mi  balza  il  cor  ; 

Ah  bramar  di  più  non  so  . 
E  l'amante  e  il  genitor 
Finalmente  io  rivedrò  . 
L' uno  al  sen  mi  stringerà  ; 

L' altro  . . .  r  altro  ...  ah  che  farà  ? 
Dio  d'amor,  confido  in  te; 
Deh  tu  premia  la  mia  fe! 
Tutto  sorridere 
Mi  veggo  intorno  ; 
Più  lieto  giorno 
Brillar  non  può  . 
Ah  già  dimentico 
I  miei  tormenti  ; 
Quanti  contenti 
Allor  godrò  ! 
Fab.  Oh  come  il  mio  Giannetto       (  uscendo 
dalVorto  con  alcune  pere  che  m  a  disporre 
Gradirà  queste  pere  •  sulla  mensa. 

Nin.  Addio  ;  buon  giorao  . 
Fab.  Alfin  sei  giunta ,  amabile  Ninetta  : 

Hai  raccolte  le  fravole? 
Nin.  Un  intero 

Panierin  ne  ho  ricolmo  -  Eccole . 
Fab.  Oh  belle , 

E  fresche  al  par  di  te  !  -  Senti ,  mia  cara  5 


Quest'  oggi  vo'  che  tutto 

Spiri  d'intorno  a  noi  gioja ,  letizia 

E  amore  . 

Nili.  Oh  si  5  lo  spero  .  Vostro  figlio . . . 

Fab.  Ah  5  ah  !  mio  figlio ,  il  so  5  ti  piace . . .  basta . 

Nin.  Come!  che  dite? 

Fab.  Già  da  un  pezzo  io  leggo 

In  quegli  occhi ,  in  quel  core  . 
Nin.  (  Oh  Dio!  ) 
Fab.  Sta  lieta  . 

Non  t'arrossire.  Al  padre  suo,  Giannetto, 

Non  v'è  cosa  che  asconda  :  ei  t'ama 5  ed  io 

Questo  amor  non  condanno  . 
Nin.  Oh  me  felice  ! 
Fab.  Taci ,  che  vien  Lucia  . 
Nin.  Caro  Fabrizio!        (  gli  bacia  la  mano  ^ 
ed  egli  le  fa  una  carezza  . 
Fab.  Ma  bravo  ! ...  E  tu  quando  farai  giudizio? 

Prendi  queste  posate,  e  bada  bene 

Che  non  si  perda  nulla . 
ISin.  Ah  no  ,  vorrei 

In  pria  morir  ,  che  ancora 

Mancar  dovesse  .  .  • 
Lue.  Solite  proteste  : 

Ma  intanto  la  forchetta  se  n'  è  ita  . 
Nin.  Io  non  ci  ho  colpa  I 
Lue.  Ma  però  .  .  . 
Fab.  Che  vita  ! 

Andiamo  .        (  prende  la  Lucia  per  un 
braccio y  mostrandosi  alquanto  adirato* 
Lue.  Addio  5  Ninetta .    (  si  stacca  dalla  Lu-- 
eia  y  e  va  a  parlare  nelV  orec-' 
chio  alla  Ninetta  • 


8  i 
Lue.  Eh  y  quante  tenerezze!  Ad  una  serva 

Non  bisogna  dar  tanta  confidenza.  ( 
(  tirando  a  se  Fabrizio .  j 
Fab.  Non  pianger,  mia  fanciulla,  abbi  pazienza. 

(  Lucia  e  Fabrizio  escono  ^  e  prendo^ 
no  la  via  della  collina .  Nin.  chiu^ 
de  il  cancello  ^  e  poi  rientra 
neW  abitaz. 

SCENA  III. 

Uberto ^  prima  di  dentro^  e  poscia  affacciane 
dosi  al  cancello  y  colla  sua  cassa  di  merci  : 
e  subito  Pippo  arredando  qualche  cosa 
per  la  mensa . 

I7èer. Stringhe  e  ferri  da  calzette. 
Pip.  Oh  ^  senti  il  vecchio  Uberto. 

Andate ,  galantuomo  ;  e  risparmiate 

Una  voce  sì  bella  : 

Quest'  oggi  abbiamo  vuota  la  scarsella . 
Uber.lo  compro ,  se  volete  ; 

Baratto ,  se  vi  piace  : 

Guardate  che  bei  capi. 

Che  belle  mercanzie , 

Tutte  di  moda  e  più  che  mai  perfette. 
Pip.  Andate  ,  vi  ripeto  . 
Uèer.Salutatemi 

La  signora  Ninetta  :  se  per  sorte 

Ella  bisogno  avesse 

De'  fatti  miei ,  ditel ,  eh'  io  mi  ritrovo 
Fino  a  dimani  nell'albergo  nuovo . 

(  parte. 


S  G  E  N  A  IV. 


Pippo  e  Ninetta  con  dei  fiorì  per  adomare 
la  mensa . 

Nin.  M  i  par  d'avere  udita 

La  voce  di  quel  vecchio  merciajuolo 
Che  suole  tutti  gli  anni 
Passar  di  qua  . 
Pij).  Non  v'ingannate  :  è  desso  , 

E  mi  cercò  di  voi . 
Nin.  Gli  son  tenuta  assai . 
Plj?^  Un  usura]  o  ugual  non  vidi  mai . 

(  5*  ode  una  sinfonia  di  gioja . 
Nin.     Ma  qual  suono! 

Coro  di  Contadini  da  lontano  . 
Viva  5  viva . 
Nin.        Ma  quai  grida! 
Coro        Ben  tornato  I  (  come  sopra  . 

Pip.  E'  Giannetto!  (  saltando  per  gioja. 
Nin.     Oggetto  amato  , 

Deh  mi  vieni  a  consolar! 
Oh  momento  fortunato  ! 
Oh  che  dolce  palpitar  ! 
Pip.     Fuori  5  fuori!  E'  ritornato: 

Deh  venitelo  a  miràr!      (  correndo 
sulla  soglia  deW  abitazione  ,  e 
chiamando  i  famigli . 


IO 


SCENA  V. 


Ninetta  y  Pippo  ^  Giannetto  ^  Fabrizio^  Lucia  y 
contadini  e  contadine  che  si  veggono  di" 
scendere  dalla  collina  ^  ed  i  famigli  di  Fa- 
brizio che  escono  dal  cortile .  Giannetto  ^ 
vedendo  la  Ninetta  ^  si  spicca  dalla  comi- 
tiva ^  corre  e  trovasi  alla  porta  ^  che  dalla 
strada  mette  al  cortile  nel  momento  che 
vi  giugne  la  Ninetta  per  riceverlo  . 

Coro     Bravo!  bravo!  ben  tornato! 

Qui  dovete  ognor  restar  . 
Gian.    Vieni  fra  queste  braccia  ...(alla  Nin. 
Mi  balza  il  cor  nel  sen  ! 
D' un  vero  amor ,  mio  ben  5 
Questo  è  il  linguaggio  . 
Anco  al  nemico  in  faccia 
M' eri  presente  ognor  : 
Tu  m'inspiravi  allor 
Forza  e  coraggio . 
Ma  quel  piacer  5  che  adesso , 
O  mia  Ninetta ,  io  provo 
E'  così  dolce  e  nuovo  5 
Che  non  si  può  spiegar. 
Pip.Fab.iMì  sembrano  due  tortore, 
e  Coro  (  Mi  fanno  giubilar  . 

(  Alcuni  famigli  portano  fuori  del- 
le sottocoppe  coperte  di  bicchie- 
ri ^  e  danno  da  bere  ai  contadi" 
ni.  Pippo  esce  con  un  nappo  in 
manOy  si  mette  in  mezzo  alla  festo- 
sa turba^  e  fa  il  seguente  brindisi. 


Pip.     Tocchiamo ,  beviamo 
A  gara ,  a  vicenda  . 
II  petto  s'accenda 
Di  dolce  furor  . 
Tutti  Tocchiamo  ,  e  discenda 

La  gioja  nel  cor  . 
Pip.     Se  il  nappo  zampilla  5 
Se  spuma  ,  se  brilla  ; 
E  ricchi  5  e  pitocchi 
Esultano  allor.   (  tutti  si  alzano  da 
tavola  y  ed  i  contadini  partono . 
Giunco  madre,  ancor  non  mi  diceste  nulla 

Del  caro  zio  .  Che  fa  ? 
Lue.  Sempre  trafitto  dalla  sua  gotta  . 
Gian.Ah  voglio  vederlo  ed  abbracciarlo  . 
Fab.  E  ben  ,  possiamo 

Or  tutti  in  compagnia 
Andar  da  lui  -  che  te  ne  par.  Lucia? 
Lue.  Andiamo  pur.  -  Ninetta  , 

Tien  V  occhio  a  tutto  .  -  Pippo  ? 
Pip.  Signora.  (uscendo  subito* 

Lue.  Là  in  cucina 

Raccogli  la  mia  gente , 
E  mangiate  e  bevete  allegramente  . 
Pip.  Or  vi  faremo  onore  !      (  rientra  in  casa, 
Gian.k  rivederci ,  mia  cara  .        (  alla  JSina. 
Nin.  Sì ,  ma  ritornate  presto  . 
Lue.  Povera  bestiolina  ,  (  alla  gazza 

Vien  qua,  bacio  la  mano:  addio  carina. 
(  Fab.:,  Lue.  e  Gian,  escono  dalla  porta  che 
mette  alla  strada.  Intanto  che  essi  diluii' 
gansi  al  basso ^  Fern.  comparisce  sulla 
collinare  ne  discende  guardandosi  sem- 
pre d' intorno  in  aria  di  sospetto  . 


S  C  E  E  N  A  VI. 


Ninetta  e  subito  Fernando. 

Nin.  Gontiam  queste  posate  . 

Giannetto  •  -  Idolo  mio  , 

Come  sento  ch'io  Tamo! 
Fer.  No,  non  m'inganno,    (  riconoscendo  la 

casa  di  Fabrizio  . 

Nin.ll  conto  è  giusto. 
Fer.  Oh  Dio  ! 

Quella  certo  è  mia  figlia,.. Ah!  di  qual  colpo 
A  ferire  ti  vengo  ! 
Nin.  Oh  Cielo  !  un  uomo  ! 

Par  ch'egli  pianga  -  Dite,  in  che  poss'io... 

(  se  gli  accosta  timidamente  . 
Fer.  Adorata  mia  figlia!  (  scoprendosi  ^  e  con 

dolore  . 

Nin.  Oh  padre  mio!  (  con  trasporto  e  gettan- 
dosi  fra  le  braccia  di  suo  padre  . 

Fer.  Zitto  !  non  mi  scoprir . 

iVm.  Ohimè  !  che  dite? 

Fer.  Ascolta ,  e  trema  -  Jeri , 
Sul  tramontar  del  sole , 
Giunse  a  Parigi  la  mia  squadra  .  Io  tosto 
Dal  capitano  imploro 
Di  vederti  il  favor .  Bieco  e  crudele 
Ei  me  lo  niega .  Con  ardir ,  con  fuoco , 
A'  detti  suoi  rispondo  •  Sciagurato  ! 
Ei  grida  ;  e  colla  spada 
Già  già  m' è  sopra  .  Agli  occhi 
Mi  fa  un  velo  il  furor;  la  sciabla  impugno} 
M' avvento ,  e  i  nostri  ferri 


iS 

Già  suonano  percossi; 

Quand'ecco  a  noi  sen  viene 

Pronto  un  soldato,  e  il  braccio  mi  trattiene* 
Nin.  E  allora  ,  padre  mio  . 
Fer.  Barbara  sorte  ! 

Fui  disarmato  e  condannato  a  morte. 
Nin.  Misera  me  ! 
Fer.  Gli  amici 

Procurar  la  mia  fuga .  Il  prode  Ernesto 

Di  questi  cenci  mi  coperse ,  e  scorta 

Mi  fu  sino  al  primiero 

Villaggio ,  dove  entrambi 

Piangendo  ci  lasciammo  .  Amico  mio, 

Ei  disse  ;  e  dir  non  mi  poteva  :  Addio  ! 
Nin.  Ah  povero  mio  Padre  .  .  . 

Ma  ora  ...  Oh  Ciel  !  chi  viene  ! 
Fer.  Chi  mai? 
Nin.  Il  nostro  Podestà  . 
Fer.  Oh  !  barbaro  destino  ! 

Ed  or  come  si  fa? 
Nin.  Qui  vi  sedete  ; 

Mangiate  qualche  cosa  , 

E  di  nascosto  poi  ve  ne  anderete . 

SCENA  VII. 

Il  Podestà y  Ninetta  e  Fernando. 
Il  Podestà  avviziandosi  verso  V  abitazione .  Frat'^ 
tanto  la  Ninetta  versa  da  bere  a  suo  padre ^ 
e  lo  conforta  in  segreto . 

Nin.  Un  altro  5  un  altro  :  questo 

(  versando  a  suo  padre  un  altro  bic- 
Vi  darà  forza  a  camminar   chier divino. 


'4 

Il  P.  Buon  giorno  , 

(  wendo  udita  la  voce  di  Ninetta^  e 
solo  accorgendosi  di  lei  in  questo 

Bella  fanciulla  .  punto. 
-Nin.  Vi  son  serva . 
IIP.  Ditemi, 

Chi  è  quell'  uomo  ?     (  a  parte  alla  ]Sin. 
Nin.  Un  povero  viandante 

Che  mi  chiedea  soccorso  .  .  . 
IIP.  E  voi  gli  deste  (  cara, 

A  bere*  Oh  brava,  brava!  Anch'io,  mia 

Ho  una  gran  sete  :  •  .  . 
Nin.  Subito  vi  servo. 

IIP.  No,  no,  per  la  mia  sete     (  trattenendola. 

Non  ci  vuole  del  vin  . 
iVm.  Dunque  dell'acqua? 
Il  P.  Tu  non  mi  vuoi  capir . 

(  accarezzandole  la  mano  . 
Nin.  Lasciate  -  E  bene  ,  (  a  suo  padre  • 

Come  lo  ritrovaste?  (  e  poi  sotto  voce. 
Fingete  di  dormire  -  Oh,  voi  saprete 

(  ritornando  verso  il  Podestà. 
Ch'  è  arrivato  Giannetto  • 
J/P.  Ed  ero  appunto 

Venuto  a  salutarlo  . 
Nin.  Mi  rincresce 

Che  sono  tutti  usciti  . 
IIP.K  non  importa; 

Ci  siete  voi ,  mi  basta  •  Ma  colui 

(  accennando  Fer.  ^  il  quale  finge  di 
dormire  ^  ma  di  tempo  in  tempo  al" 
za  la  testa  per  ossermre  che  cosa 

succede  . 


i5 

Perchè  non  se  ne  va? 

Cacciatelo . 
Nin.  Vedete  ,  è  tanto  stanco 

Che  già  s'  è  addormentato  . 
IIP.  (  Gan  che  dorme 

Non  dà  molestia.  )  -  Ah  se  sapeste,  o  cara, 

Da  quanto  tempo  io  cerco 

Di  dirvi  due  parole  •  .  . 
Nin.  Andate  ,  andate  5 

Non  vi  fate  burlare  . 
Il  P.  Ah  5  mia  Ninetta  / 

Perchè  così  ritrosa? 

Rispondi  5  anima  mia  . 

S  G  E  N  A  Vili. 

Giorgio  y  e  detti . 

Qior.  Il  Gancelliere  Gregorio  a  voi  m' invia  . 

IIP.  Un  corno  .  (  Uh!  maledetto  .  ) 

Gior.  Questo  piego  pressante  è  a  voi  diretto  . 

JZP. Ghi  Tha  recato? 

Gior.  Un  birro  • 

Nin.eFer.  Un  birro?  (a  parte  con  ispat^ento  . 
//P.Giorgio,  dammi  una  sedia. 

Vediamo  che  cos'è?  -  Vattene  pure. 

(  Giorgio  parte . 


SCENA  IX. 


Il  Podestà  ^  Ninetta  e  Fernando  * 
IL  Podestà  assiso  verso  il  mezzo  della  scena , 
leva  di  tasca  un  portafoglio  :  ne  toglie 
le  forbici  y  onde  tagliare  il  sigillo  del  pie" 
go:  poi  cerca  gli  occhiali  ^  e  non  f  roi^ando" 
li  s'impazientisce  di  non  poter  riuscire  a 
leggere  .  Intanto  succede  in  disparte  fra  la 
Ninetta  e  suo  padre  il  seguente  dialogo, 
che  viene  a  suo  tempo  interrotto  dal  Podestà . 

Nin.  Ah!  caro  Padre,  udiste?  Io  tremo! 

Intanto  eh'  ei  legge  ,  deh  !  fuggite  . 
Fer.  E  come,  o  figlia? 

Sono  senza  denari . 
Nin.  Oh  Cielo  !  ed  io 

Non  ho  più  nulla  • 
Fer.  Ebbene, 

Prendi  questa  posata ,  unico  avanzo 

Di  quanto  io  possedea.  Deh,  tu  procura 

Di  venderla  quest' oggi  -  ma  in  segreto! 

Là  dietro  al  colle  io  vidi 

Un  gran  castagno ,  a  cui  la  lunga  etade 

Scavato  ha  il  sen  . 
Nin.  Me  ne  sovvengo  . 

Fer.  Quivi  cela  il  denaro  che  potrai  ritrarne. 

Nel  folto  della  selva 

Io  mi  terrò  nascoso  :  e  come  il  cielo 

Imbruni ,  fa  che  in  quel  castagno  io  trovi 

Almen  qualche  sussidio  * 
Nin.  (Ah!  se  tornasse 


'7 

Quel  mercìajuolo  che  pur  dianzi. •.)OPadro, 

Farò  di  tutto  .  Andate  . . . 
Fer.  Figlia  mia. 

Abbracciami . 
//  P.  Ninetta  ?  (  alzandosi. 

Nin.  (  Giusto  Cielo!  ) 

/ZP.  Galantuomo  5  restate.  (  a  Fer.  che 

Fer.  (  Io  tremo  !  )  sortwa, 
Nin.  (  Io  gelo  !  ) 

Traetevi  in  disparte  .  (  piano  a  suo  pa- 
dre 5  il  quale  tornato  a  sedersi  jìru 
ge  ancora  di  dormire, 
IlP.Son  questi, almen  suppongo,!  contrassegn 

(  a  parte  alla  Nifiettaì. 
D' un  disertor  -  Fernando  par  che  dica  . 
iVm,  Fernando  !  .  .  .  )   (  volgendo  un  guard. 
Fer.  (  Oh  reo  destino!  )  a  suo  padre  o 

IlP.Mdi  il  resto  senza  occhiali 

E'  impossibile  a  leggere  .  -  Mia  cara  , 
Fate  il  piacer ,  leggete  voi  . 
Nin.  Gran  Dio  !      (  prendendo  il  foglio  ^  tra-- 

scorrendolo  e  tremando . 
0  m'uccidi  ,  o  mi  salva  il  padre  mio!), 

affretto  di  mandarvi  i  contrassegni 
D'un  mio  soldato  ...condannato  a  morte^ 
E  fuggito  pur  or  dalle  ritorte . 
Ei  chiamasi  .  .  . 
Il  P.  Su  via  . 

Nin.         Fer.  .  .  .  Fer.  .  .  •  Fernando  .  ,  * 

{  Suggeritemi ,  o  Dei , 

Qualche  pietoso  inganno  !  ) 
IIP.(  Oh  come  il  duolo 

La  rende  ancor  più  bella!  ) 


r8 

JSfin.  Ei  chiamasi  Fernando  Vi  Vincila  ^ 

(  guardando  sua  Padre y  come  per  me- 
dicargli la  bugia  ch^  ella  proz- 
ìi P .  Continuate  .  ferisce  ^ 
Nin.{  Oh  Diof  se  leggo  ancora. 

Tutto  è  perduto  )  -  Età  quarantotti  anni  , 
Statura  cinque  piedi  .  .  • 
Il  P.E  ben  che  avete? 

Non  sapete  più  leggere? 
Fer.  (  Infelice!  ) 
JSin.  E'  una  mano  diabolica  f 
Il  P.  Ah  se  avessi 

Gli  occhiali  \       (  in  affo  di  toglierle  il 
foglio  y  e  cercando  nelle  tasche  . 
iVm.  Permettete  -  (Il  Ciel  m^  ispira  )    (  rite* 
Età  venticinqu/  anni  y       nendo  il  foglio* 
Statura  cinque  piedi ,  undici  pollici  » 
JZP. Peccato!  -  Andate  avanti* 
iV/w.     Capei  biondi  y 

Occhi  neri  y  ampia  fronte  e  tondo  il  viso  • 
JZ  P.  Cospetto  !  egli  debb' essere  un  Narciso. 

tondo  il  viso  .  .  •  E  poi? 
I^in.  Divisa  bianca    (  guardando  di  mano  in 
mano  suo  padre  per  nominar  de'  cO" 
lori  diversi  da  quelli  di  esso  . 
Con  mostre  rosse y  stivaletti  gialli. 
Se  mai  costui  passasse 
Sul  vostro  territorio  y  addirittura 
Fatelo  imprigionar. 
IlP.Sàrk  mia  cura.      {facendosi  rendere  il 
foglio  dalla Nin.  e  riponendolo  intasca. 
Vediam  se  mai  per  caso. ..Olà ,  buon  uomo  ? 
Nin.  (  Oimè  !  ) 


19^ 

Fer.  Signore  . .  ^  (  fingendo  di  rìsQegliard'i 
Il  P.  Alzatevi , 

Cavatevi  il  cappello. 
Nin.  (  Io  muojo  !  ) 

JZP. Ah!  ab!  (  ridendo^ 

Venticinqu' anni  5  è  vero?  capei  biondi 

(  alla  Nin. 

Occhi  neri ,  ampia  fronte  e  tondo  il  viso. 
No  no  5  sì  vago  Adon  io  non  ravviso. 
Nin.  (  Respiro  .  ) 

J/P.Mia  cara!  [prendendo  per  mano  la  Nin,. 
Fer.  Signora ...    (  alla  Nin.  in  atto  di  isolar 

dirle  qy^alche  cosa  . 
Il  P.  Partite  .  (  a  Fer.  con  severità  . 

iVz>2.  Buon  uomo!  (  a  Fer.  con  tenerezza. 
J/P. Capite?  (  a  Fer. 

Uscite  di  qua  •     (  Fer.  esce  ^  mà  sta  in 
agguato  dietro  ad  un  pilastro 
della  porta  :  la  Nin.  lo  ac- 
compagna con  lo  sguardo . 
Nin. e  Fer  \  Oh  Nume  benefico. 
Che  il  giusto  difendi , 
Propizio  ti  rendi , 
Soccorso,  pietà!  ) 
IIP.    (  L'istante  è  propizio. 
Amore ,  discendi , 
Se  il  core  le  accendi. 
Che  gioja  sarà! 
Siamo  soli  .  Amor ,  seconda 

(  dopo  aver  veduto  uscire  Fer. 
Le  mie  brame ,  i  voti  miei  : 
Ah  se  barbara  non  sei , 
Fammi  a  parte  del  tuo  cor . 


Nin.    Benché  «ola  vi  potrei 

Far  gelare  di  spavento  : 
Traditori  per  voi  non  sento 
Che  disprezzo  e  rabbia  e  orror  ^ 

IIP.    l  Ah  mi  bolle  nelle  vene 

ì  (  Fer.  e  rientrato  nel  cortile. 

Nin*     \  Il  furore  e  la  vendetta  ! 

(  Freme  il  nembo  e  la  saetta 

Fer.      (  Già  comincia  a  balenar .  ) 

//  P.    (  Ma  frenarsi  qui  conviene  , 
Colle  buone  vo' tentar.) 

Nin.     l  Ma  frenarsi  qui  conviene  : 

e  Fer.  l  Egli  tremar  .  ) 

(  r  uno  accennando  la  figlia^. 

e  V  altra  il  padre  * 
Il  P.  ,  Via  5  deponi  quel  rigore , 

Vieni  meco  ,  e  non  pensar . 
Fer.      Vituperio  !  Disonore  ! 

(  avanzandosi  con  impeto . 
Abbastanza  ho  tollerato  j 
Uom  maturo  e  magistrato 
Vi  dovreste  vergognar  . 
Il  P.    Ah  per  bacco  !  . . .       (  contro  a  Fer. 
Fer.         Rispettate  (  al  Podestà. 

Il  pudore  e  V  innocenza  • 
Nin.        Caro  padre ,  oh  Dio!  prudenza. 

(  a  parte  a  Fer. 
Il  P.    Temerario  !  (  a  Fer. 

Fer.         Non  gridate .       (  con  impeto 
Nin.        Vi  volete  rovinar  .  (  a  parte  a  Fer. 
Il  P.       Vieni  meco  .  * .       (  alla  Nin. 
Nin.        Sciagurato .       (  rispingendolo 


Rispettate  V  innocenza  .    (  al  Pad. 
Gos'  è  questa  impertinenza?  (  a  Fer. 
Ah  ,  partite  !       {  u  parte  a  Fer. 
Sì,  t'intendo  .    (  a  parte  alla  Nin. 

e  poi  si  ritira  lentamente 
Brutto  vecchio  ,  se  più  tardi . . .  • 
E  tu  senti  • . .  • 

alla  Nin.  in  prenderla  per  mano 
Mostro  orrendo  !  respingendolo 
Trema  ,  ingrata .  Presto ,  o  tardi 

Te  la  voglio  far  pagar  . 
(  Infelice  ,  tu  mi  guardi , 

E  ti  debbo ,  oh  Dio  !  lasciar .  ) 
Non  so  quel  che  farei; 
Smanio  ^  deliro  e  fremo  . 
A  questo  passo  estremo 
Mi  sento  il  cor  scoppiar, 
(  Intanto  che  esce  il  Podestà^  e  che 
la  Ninetta  prostende  le  braccia 
a  suo  Padre  ^  il  quale  si  vede 
salir  la  collina  ^  la  Gazza  scende 
sulla  tavola  ,  rapisce   un  cuc^ 
chiajo  ^  e  se  ne   vola  via .  In 
questo  momento  cala  la  tela  ,  e 
si  cambia  la  scena  come  segue  . 


SCENA  X. 


Stanza  terrena  in  casa  di  Fabrizio  : 
nel  fondo  unà  porta  con  finestre 
che  guardano  sulla  strada . 

Pippo  ^  quindi  Ninetta  che  viene  dal  cortile 
col  canestro  delle  posate,^  e  infine  Uberto  . 

Pip.  O  pancia  mia  ^  tu  devi 

Quest'  oggi  esser  contenta  ;  e  cibi,  e  vino 

Io  te  ne  diedi  a  così  larga  mano  ,    (  no . 

Ghe  un  gran  ricco  sembrava,  anzi  un  Sultà- 
Uèer.Stringhe  e  ferri  da  calzette  eo.{dalla  via. 
Pip.  Vattene  alla  malora  . 
Nin.  Il  merciajuolo  !    entrando  in  iscena 

Come  opportuno  ei  viene!  Uberto,  Uberto? 
{  aprendo  la  porta  che  mette  sulla  strada, 
Vber.Bon  qua,  mia  cara  signorina.  (entra. 
Min.  Pippo , 

Mi  par  che  voglia  piovere;  (  con  imbarazzo. 

E  però  sarà  bene 

Di  ritirare  in  casa 

La  vgabbia  della  gazza  (^)  -  Orsù  vorrei 
(*)  Pippo  esce  {  ad  Uberto 

Vender  questa  posata  .     (  togliendosi  da 
una  tasca  del  grembiale  la  posata 
UberMd  io  la  compro  .      datale  da  suo  padre. 
Nin.  Quanto  mi  date  ? 
Uber.W  assai  leggiera  ;  pure 

Vi  do  due  scudi . 
Nin.  Oh  indegnità!  nè  meno 

Un  terzo  del  valore . 


Uber.VìB,  5  non  andate  in  collera  • 

Vi  do  un  zecchino  ,  perchè  siete  voi . 

Nin.  Non  basta , 

Uéer.Eh  bene,  voglio 

Fare  uno  sforzo  .  Questi  son  tre  scudi  • 
Siete  alfine  contenta? 

Nin.  Eh  sì  5  per  forza  . 

Uber. \]no  . . .  due  —  tre  ;  tenete  ,  ma  ci  perdo  . 

{  Ne  vale  più  di  quattro ,  ) 
Nin.  Andate,  andate, 

E  non  dite  a  nessun  . , . 
Uber. Non  dubitate*  (  parte. 

S  G  E  N  A  XI. 

Ninetta  e  Pippo  recante  la  gabbia 
della  gazza . 

Nin.  Oh  povero  mio  padre  !  (  mettendosi  il  de^ 
naro  in  una  tasca  del  grembiale. 
Pip.  Ecco  la  gabbia  .         (  depone  La  gabbia 
al  suo  luogo  sulla  finestra  . 
Ma  quella  scellerata 
Della  gazza  ,  chi  sa  dove  n'  è  andata  . 

(  depone  la  gabbia  al  suo  luogo  * 
La  g-,Pippo  ? 

Nin.  Vedila  là,  che  ti  canzona  • 

Pip.Mì  vuol  fare  impazzir  quella  stregona. 

Ma  perchè  mai 5  se  la  domanda  è  lecita, 

Faceste  entrar  quel  sordido  avaraccio? 
Nin.  Avea  bisogno  di  denaro  ^  e  quindi 

Gli  ho  venduto  ,  .  . 
Pip.  Ah  capisco  , 

Qualche  galanteria  .  .  * 


^4  ^ 

JVm.  Sì ,  che  per  ora 

Non  era  necessaria. 
Pip.  Oh  che  sproposito! 

Perchè  non  dirlo  a  me?  Cara  signora  , 

Voi  dovete  disporre  in  tutto  e  sempre 

Del  mio  salvadanajo  . 
Nin.  Ti  ringrazio  . 

Ma  lasciami  ;  tu  sai 

Che  ho  tante  cose  a  fare  .  ^  , 
Pip.  Ed  io ,  per  bacco  , 

Ne  ho  da  fare  altrettanto  ^  e  son  già  stracco. 

(  parte  . 

Nin.  Andiam  tosto  a  deporre  entro  il  castagno 
Questo  denaro  .  Oh  se  potessi  ancora 
Rivederti ,  o  mio  padre  !  (  incontrandosi  . 

SCENA  XII. 

Lucia  ^  il  Podestà    il  Cancellier  Gregorio 
e  detti  ^  in  fine  Pippo  . 

Lue.  Brutta  fraschetta , 

In  casa ,  in  casa .  Se  ti  colgo  ancora  . .  . 
Nin.  (  Pazienza!  è  d'  uopo  rinunziar  perora  .  ) 
Lue.  Eccovi ,  o  miei  signori ,  quel  Giannetto 
(  presentando  suo  figlio  al  Podestà 
ed  al  Cancelliere  . 
Che  si  fe'  tanto  onor.  (  La  Lucia  si  fa 
recar  dalla  Ninetta  il  paniere  delle 
posate  ^  e  si  mette  a  contarle  . 
Il  P.  Me  ne  rallegro  .  (  a  Giannetto  . 

Io  lessi  ne'  giornali 
Più  volte  il  vostro  nome  ;  e  ben  rammento 


a5 

E  la  bandiera  che  dì  man  toglieste 
Air  inimico  5  e  i  due  cavalli  uccisi 
Sotto  di  voi  .  Sì  giovine ,  e  sì  prode  . . . 
Gm/j.Degno  ancora  non  son  di  tanta  lode. 
Fab.  Bravo!  -  Che  ve  pare? 

(  al  Pod*  ed  al  Cariceli. 
Lue.  E  nove ,  e  dieci . 

E  undici  -  Stordita  !  ecco  qui  manca 

(  alla  Nin. 

Ora  un  cucchiajo  . 
Nin.  Come? 

Lue.  Sì  5  un  cucchiajo  •  (te?  (^*) 

Conta  pure  tu  stessa  (^)  -  Eh  !  che  ne  di- 
(*)  la  Nin.  si  pone  a  contar  le  posate. 
(*^)  riiPolgendosì  agli  altri  . 

Oggi  manca  un  cucchiajo;  l'altro  giorno 

Si  perse  una  forchetta.  Ah  questo  è  troppo! 
IIP.  E'  giusto  il  vostro  sdegno  : 

Qui  ci  sono  de'  ladri  .  Esaminiamo  j 

Processiamo  -  Gregorio  .  .  . 
Fab.  Eh  ,  ch'io  non  voglio 

Processi  in  casa  mia  -  Ninetta  ? 
Nin,  E'  vero  ; 

Uno  adesso  ne  manca;  eppur ,  credete  ;> 

Poe'  anzi  c'eran  tutti.  (  piange. 

Fab.  Eh  via  ,  non  piangere  ! 

Lo  troveremo  . 
G^a/i. Pippo.  ...      (  chiamando  verso  le  quinte 

Corri  a  veder  se  mai    Pip.  accorre  subito. 

Là  sotto  al  pergolato 

Sia  caduto  un  cucchiajo  .      (  Pippo  esce* 
Lue.  Io  ci  scommetto 

Che  non  si  troverà  . 


Non  dubitate: 

Lo  troveremo  noi  •  { Voglio  che  almeno 
Tremi  T indegna-)  -  Carta  e  calamajo. 

(  alla  Lue* 

Lue.  Vi  servo  sul  momento  • 

Fab.  Vi  ripeto,  (  al  Pad. 

Ch'io  non  voglio  processi. 
Lue.  Eh  taci  5  sciocco  ! 

L'innocente  è  sicuro;  e  se  v^è  il  reo, 

Giova  scoprirlo  e  gastigarlo  . 
Oian.Oh  Cielo  ! 

Per  sì  piccola  cosa  .  .  • 
IIP.  E  pur  la  legge 

In  questo  è  assai  severa  5 

Ed  i  ladri  domestici  condanna 

Alla  morte  •  ^ 
Gian  Alla,  morte! 


s  e  E  N  A  XIIL 

Pippo  e  detti* 

Pip.  E  sopra  e  sotto 

Ho  cercato  e  frugato  , 

Ma  nulla  ho  ritrovato  . 
Nin.  (  Oh  me  infelice  !  ) 
IIP.  IDunque  c'è  furto  • 
Pip.  Io  non  so  niente  . 
Nin.  Anch'io 

Sono  innocente . 
IIP.  Or  si  vedrà .       (  il  Pad.  ed  il  Cancell. 
Fab.  Ma  quale  siedono  ad  un  tavolino* 

Esser  potrebbe  mai 

La  persona  sospetta? 


'^7 

CianJJn  ladro  in  casa!  e  chi  sarà? 
La  g-.Ninelta  . 

Nin,  Crude!!  tu  pur  accusi? 

(  volgendosi  alla  gazza. 
Gian. 0\i  Dio  5  tu  piangi!  (  alla  Nin. 

Nin.  Ma  non  l'avete  udita  ?  (  additando  la 
Gian.kh.  non  temere!  gazza. 

Nessun  vi  bada       (  la  gazza  vola  via. 
Fab.  In  somma  vi  scongiuro  ^  (  al  Pod. 

Lasciate ,  desistete  . 
IIP.  Non  posso  . 

GianMsi ...       (  con  risentimento  al  Podestà 
Il  P. Silenzio!  -  E  voi  scrivete.  (  al  Cancella 
In  casa  di  Messere 

Fabrizio  Vingradito 

E'  stato  oggi  rapito  ... 
Gian.    Rapito  ^  no  ;  smarrito  . 
Il  P.    Zitto  !  vuol  dir  lo  stesso  , 

Rapito  .  Avete  messo?    (  al  Cancell. 

Un  cucchiajo  d'  argento 

Per  uso  di  mangiar . 
N.  G.  /  (  Che  bestia,  che  giumento  !  (  additane 
e  Fab.  l   Mi  sento  a  rosicar.  )  do  il  P. 

Pip.     \  (Che  testa!  òhe  tilento!  [idem. 

a  6   )  (  Mi  £i  trasecolar  ,  ) 
Il  P.   \  (  La  rabbia  ancor  mi  sento  j 

i  Mi  voglio  vendicar.  ) 
Lue.    f  (  Pentita  già  mi  seato  : 

y  Colui  mi  £i  tremar.  (  idem. 

Il  P.  Di  tuo  padre  quale  è  il  nome?  (  alla 
Nin.  Ferdinando  Vi  11  abella .  Nin. 
Il  P.       Villabella  !  Come  ,  come? 

Ora  intrudo,;,  furfaatjella  : 


Quel  briccone  era  tuo  padre  • 
Ma  paventa!  le  mie  squadre 
Lo  sapranno  accalappiar . 

Già.  Fab.  Lue.  Pip. 
Quale  enigma! 
//  P.       Eh  !  nulla  ,  nulla  . 

Questa  semplice  fanciulla 
Ne  vuol  tutti  corbellar  . 
Nin.        Più  non  resisto  ,  oh  Dio  ! 

(  si  leva  dal  grembiale  il  fazzoletto 
per  asciugarsi  le  lagrime  y  e  ro^- 
vescia  in  terra  il  denaro  ricevuto 
da  Uberto 

Lue.        Ma  che  danaro  è  questo? 

(  con  maraviglia 
Nin.        E'  mio  5  signora ,  è  mio  .     (  raccO" 
gliendo  affannosamente  il  denaro 
Lue.        Tu  mentisci . 
//  P.  Presto^ 

Scrivete  .  (  al  Cancelliere 

Nin.        Ve  lo  giuro  ; 

E'  mio  5  è  mio ,  signora  . 
Pip.        E'  suo  5  ve  r  assicuro  : 

Uberto  a  lei  lo  die. 

Il  Pod.  Lue.  Fab.  Gian. 
Il  P.       Uberto  !       (  con  istupore 

Ed  a  qual  titolo  !       (  a  Pip. 
Pip.        Per  certe  cianciafruscole 

Che  a  lui  pur  or  vendè  . 
Il  P.       Per  certe  cianciafruscole  ! . . . 

(  ironicamente  alla  Nin. 

Cioè? 

Nin.        Parlar  non  posso  • 


^9 

il  P.      Caduta  sei  nel  fosso . 
Gian .       Tacete-Scopri  il  vero .  {con  ira  al  Pod.y 
Nin.        Non  posso  !   (  con  passione  alla  Nin. 
Gian*       Deh  rispondi  ! 

(  insistendo  con  vi{?a  passione 
Lue.     Tu  fremi  ;  ti  confondi . 
Nin.        Io  5  no  5  signora  .  . .  spero  . . . 
Il  P.       Inutile  speranza  !  (  si  alza  , 

Rimedio  più  non  v'  è  . 
Nin.     {  (  Io  perdo  la  costanza; 

\  Che  ne  sarà  di  me!  ) 
G.F.  /(Ah  questa  circostanza 
eLuc,  1    Mi  porta  fuor  di  me!) 
P.a6  7 (Oh  fiera  circostanza! 

\    Io  sono  fuor  di  me  .  ) 
IIP.  /(Ornai  più  non  t'avanza 
V    Che  di  venir  con  me  .  ) 

(  con  visibile  gioja. 
Gian.       Si  chiami  Uberto  .      (  con  impeto. 
Pip.         Subito.  {in  atto  di  partire. 

Fab.        In  piazza  il  troverai . 

(  a  Pippo  che  parte  immediatamente. 
L.F.f    Possano  tanti  guai 
eGian\    Alfine  terminar!  (  intanto  il 

<  Podestà  esamina  il  processo. 

Nin.    /(  Oh  padre  !  tu  lo  sai 
\    S^io  posso  favellar. 
//  P.       Quel  denaro  a  me  porgete,  {alla  Nin. 
Nin.     {  Che  pretende?  O  Numi,  ajuto!  ) 

(  consegna  il  denaro  al  Pod. 
Il  P.       All'Ufficio  è  devoluto. 

(  si  pone  in  tasca  il  denaro. 
Nin.        Oh  crudel  fatalità! 


1 

Sù 

Il      /  (  La  superbia  e  r  ardimento  (  addii 

!     Ti  farò  ben  io  passar.      do  laNin. 

I    Già  vicino  è  il  mio  momento 

I    Di  godere  e  trionfar  .  ) 
Nin.    |( Padre  mio,  per  te  mi  sento 

/   Questo  core  a  lacerar  ; 

\    E  ,  per  mio  maggior  tormento  , 
1    Non  ti  posso  5  oh  Dio ,  giovar  !  ) 
Pah.    |(Quel  pallor,  quel  turbamento 
Lue.   f    Mi  fa  r  alma  in  sen  tremar  ! 
e  Giani  Ora  spero  ,  ed  or  pavento  ; 

V  Che  mai  deggio  ^  oh  Dio  ^  pensar  !  ) 

SCENA  XIV. 

Pippo  con  Uberto y  e  detti. 

Ubar.    Uberto  chiamaste  . 

IIP.       Che  cosa  compraste        {ad  Uberto 

Da  lei  poco  fa?  additandogli  la  Nin. 
Ubar.    Un  solo  cucchiajo 

Con  una  forchetta  •        (  titubando. 
Gian.   Ninetta!  Ninetta!  {coW  accento 

della  disperazione  . 

Tu  dunque  sei  rea? 
IIP.  l[^à  io  la  credea 
Fab.  V    L'istessa  onestà! 
eLuc.  ) Convinta  è  la  rea; 

\    Più  dubbio  non  v'ha,  {  ciascuno  con 
Pip.   fAh  s'io  prevedea!  ...    dii^erso  affetto. 

V  Ma  come  si  fa? 

Nin.    Ov'  è  la  posata  ?  {adUb.  con  risolutezza. 

Mostrate  ;  -  e  vedrete ,       (  agli  altri . 


3« 

Vher*    Che  mai  mi  chiedete? 

Venduta  l'ho  già  . 
Nin*        Destino  terribile  ! 
Il  P.      Ma  fate  presto  5    (  al  CancelL  dopo 
mergli  parlato  alV orecchio. 
Il  Caliceli,  parte  subito, 
Gian.      Quai  cifre     erano?      (  con  impeto 

ad  Uberto. 

Le  stesse  lettere  ! . . . 
Misera  me  !  ) 
Vber.       Eravi  un  F      (  dopo  a^^er  alquanto 
Ed  un  V  insieme,  pensato^ 
Tutti  j  fuorché  il  Podestà  ed  Uberto  ^ 
'Mi  sento  opprimere; 
Non  v'  è  più  speme  j 
Sorte  più  barbara , 
7    /    Oh  Dio  5  non  v'  è  ! 
IIP.  ^Bene  5  benissimo  ! 

Non  v'è  più  speme  . 
(  Tu  stessa  chiedermi 
Dovrai  mercè .  ) 
Gian.    Ma  qual  rumore! 

Tutti  fuorché  il  Podestà  r 
La  forza  armata! 
G.  Fab.  (  Ah  mio  signore ,  (  al  Pod^ 

L.  e  P.\  Pietà  5  pietà! 


Sa 


SCENA  XV. 


/  suddetti;  Gregorio  alla  testa  della  gente 
d^  arme  ;  molti  abitatori  del  (villaggio j  e  tutti 
i  famigli  di  Fabrizio  . 

IIP.  In  prigione  costei  sia  condotta  .     (  alla 
gente  d' arme  ^  accennando  la  Nin. 
Gian. Gìnro  al  Cielo!  fermate,  o  temete.,. 

(  opponendosi  alle  guardie . 
P.  Obbedite  .  (alla  gente  d'arme 

JSin.  Gran  Dio  ! 

JP.L.P. Sospendete  .        {  al  Pod.  supplicando 

Il  P.  Non  lo  posso  -  I  miei  cenni  adempite . 
Nin.  Lue.  Fab.  Pip.  Uber.  e  Coro 
Oh  destin  !  (  le  gente  circondano  la  Nin. 

Gif4n. Questo  è  troppo  !  -  Sentite.     (  al  Pad. 

IIP.  Sono  sordo.  (  Ora  è  mia;  son  contento  . 

!Ah  sei  giunto  ,  felice  momento  ! 
Lo  spavento  gelare  la  fa  .  ) 
Mille  affetti  nel  petto  mi  sento  : 
Lo  spavento  gelare  mi  fa  . 
Gian.  Fab.  Lue.  Pip.  e  Coro 
Mille  furie  nel  petto  mi  sento  : 
I  suddetti  ed  Uberto 
Lo  spavento  gelare  mi  fa  . 
Nin.  Ah  Giannetto  ! 

Gia7i.Mio  ben!  ...  (  i  due  amanti  si  abbracciano 
JZ  P.  Separateli  .  alla  gente  d^  arme 

Tutti  gli  altri ,  fuorché  il  Pod. 

Che  orrore! 
Il  P.  Legatela  ^  (  Idem. 


33 

Gian.  Fah*  Lue.  e  P^lp. 
Ah  signore!  ...    {al  Pod.  supplicando. 
Il  P.  Non  più-strascinatela  (  alla  gente  d' arme. 
Nin.  Io  vi  lascio  !  (  a  Gian.  Fab.  e  Lue. 

G. F.L.Ninetta! 

J/P.  Finiamola  .  (  con  impeto. 

Tutti y  fuorché  Nin.  e  il  Pad. 
/Chi  gli  vibra  un  pugnale  nel  seno! 
l  (  additando  il  Pod. 

\    Vorrei  far  tutto  a  brani  quel  cor . 
Nin.    làhl  di  me  ricordatevi  almeno, 

\  (  a  Gian.  ^  Fab.  e  Lue. 

JCompiangete  il  mio  povero  cor  ! 
Il  P.  t  Ah  la  gioja  mi  brilla  nel  seno! 
\    Più  non  perdo  sì  dolce  tesor  . 

(  additando  la  Nin. 
Il  Podestà  ed  il  Cancelliere  escono  colle  gen- 
ti tìJ'  arme  ^  le  quali  conducono  via  la  Ni" 
netta^  attraversando  la  folla  dei  Contadini. 
Lucia  rimane  immobile  col  viso  nascosto  nel 
suo  grembiale  .  Fabrizio  trattiene  a  forza 
suo  figlio  che  vuol  correr  dietro  alla  Ni" 
netta  .  Pippo  e  tutti  gli  altri  famigli  ma- 
nifestano la  loro  costernazione  y  e  su  questo 
quadro  cala  il  sipario . 


Fine  delV  Atto  Primo  . 


3 


ATTO  SECONDO 


SCENA  PRIMA. 
Vestibolo  delle  prigioni  nella  Podesteria  * 
Antonio  j  e  subito  Ninetta  . 

Jnt.  In  quell'orrendo  carcere  riìichiuia 

Geme  la  poveretta!  Ah  chi  potrìa 

Del  misero  suo  stato 

Non  sentire  pietà  !  Caf'a  fanciulla , 

Io  vo'  cercare  almeno 

D'alleviare  i  tuoi  strazj .  ..Ehi,  mia  Signora. 
iVm.  Ahimè  ! 
Ant.  Deh  !  non  temete  : 

Sono  Antonio  ;  venite  , 

Venite  qui  -  venite 

A  respirare  ,  ed  a  godere  almeno 

Un  po'  di  luce . 
Nin.  Ah  quanto  vi  son  grata  ! 

Conoscete  voi  Pippo? 
Ant.  Il  servo  ... 
Nin.  Appunto . 

Se  poteste  5  di  grazia  , 

Farlo  tosto  avvertito 

Ch'io  gli  vorrei  parlar? 
Ant*  Uhm  !  non  saprei .  • . 

Vedrem... procureremo...  (Chi  vaia?)  {s^o- 

Apri  temi.  de  battere  alla  porta. 

Nin.  Qual  voce  ? 


35 

Jnt.  Che  volete 

Voi  qui,  Signor  Giannetto?  (  ossewan- 
Nin.  Giannetto  .  do  per  lo  sportello. 

Gian  Mi  scongiuro , 

Apritemi . 
u4nt.  Impossibile  . 

Nin.  Ah  mio  benefattore  !     (  prendendo  affet- 
tuosamente per  mano  Ant. 
Ant.  (  E  chi  potrebbe 

Resister  mai?  )  Restate...  )  a  Ninetta. 
(  Infin  che  male  c'è?)  Signore,  entrate. 

[apre  a  Gian. 

S  G  E  N  A  II. 

Giannetto ,  e  detti . 

Ant.  Oh  troppe  grazie!       (  riceve  da  Gian. 

una  moneta  y  e  si  ritira  per  la  porta 
Gmri.Gara!  onde  quegli  e  entrato. 

iViV2.  Ed  è  pur  vero? 

Ah  dunque  ancora  tu  non  m' hai  del  tutto 

Abbandonata  ? 
Giaw. Abbandonarti  ?  Oh  Cielo! 

Tu  sì  m'' abbandonavi  allor  ...  che  dico! 

No,  no,  perdona. ..io  non  lo  credo... Eppure 

Ah  !  se  caro  ti  sono , 

Se  veder  non  mi  vuoi  morir  d'affanno, 

Ah  !  togli  i  dubbi  miei , 

M'apri  il  tuo  cor;  dimmi  se  rea  tu  sei. 
Nin.  Sono  innocente  .  (  con  dignità  . 

Gian. E  perchè  dunque,  o  cara. 

Non  ti  discolpi? 
Nin.  Perchè  nulla  io  posso 

Addurre  in  mia  difesa . 


S6 

Tacer  m' è  forza ,  se  tradir  non  voglio 

Chi  già  dall'empia  sorte 

E'  percosso  abbastanza  . 
GianMsL  sperar  non  poss'io?  .  .  . 
Nin.  Vana  speranza  ! 

Gian.(  Più  non  so  che  pensar  !  )  Ah  !  mia  Ninetta  , 
Tu  sei  perseguitata  : 
Il  Podestà  crudele 

La  tua  Sentenza  affretta!  Tu  conosci 
Il  rigor  delle  leggi.  Ah!  se  non  parli. 
Se  il  tuo  fatale  arcano 
A  nasconder  ti  ostini  ...io tremo  forse  (do! 
In  questo  giorno  istesso  ...  Oh  giorno  orren- 
Nin.  Condannata  sarò  . . .  Non  più!  t^ intendo  . 
Forse  un  dì  conoscerete 

La  mia  fede  ,  il  mio  candore  , 
Piangerete  il  vostro  errore  ; 
Ma  quel  pianto  io  non  vedrò  : 
Là  fra  V  ombre  allor  sarò  ! 
Gian.    Taci  ,  taci ,  tu  mi  fai 

L'  alma  in  sen  gelar  d' orrore  , 
(  No  la  colpa  in  sì  bel  core , 
No  ricetto  aver  non  può  . 
Ed  io  perderla  dovrò  !  ) 
No  5  che  la  morte  istessa 
Tanto  non  fa  penar  ! 
Troppo  è  quest'  alma  oppressa  , 
Non  posso  respirar  • 

SCENA  IH. 

Ant.  frettoloso e  detti  • 

Ant.     0  mio  Signor  5  partite  j 
Il  Podestà  sen  viene . 


a  2 


Gian.       Idolo  mio  ! 
Nin.        Mio  bene  ! 
Ant.     E  voi  tornate  al  carcere* 
Nin. Gian. Gvndol  necessità! 
Gian.    Parto  ,  ma  per  salvarti  , 
Tutto  farò  ,  beli  mio  ^ 
Spera  frattanto , 
Addio! 
^Che  barbaro  dolor! 

Più  non  resisto ,  o  Dio  ! 
Gian.  \    Sento  mancarmi  il  cor. 

Oh  Cielo  rendimi 
Nin.   \    lì  , 

AI  ^^^^  bene , 

O  scaglia  un  fulmine  5 
Che  m'arda  il  sen.      (parte  Gian, 

S  G  E  N  A  IV. 

Antonio^  subito  il  Podestà  ;  poscia  Ninetta^ 
e  in  fine  alcune  guardie  . 

Aut.  Ah  destino  crudeli  Ma  perchè  mai 
Tanto  rigore  questa  volta  ostenta 
Il  Podestà?...  No,  mormorar  non  voglio: 
Ma  qui  certo  s'asconde  un  qualche  imbro- 

Pod.  Antonio  ?  -  Conducetemi  (  glio  • 

La  prigioniera  .  -  No  ,  non  fia  mai  vero 
Che  a  tollerare  io  m'  abbia 
Sprezzi  e  rifiuti  5  -  Andate  - 

(  ad  Antonio  che  ha  condotta  la  Nin. 
(  Air  arte.  )  -  Orsù  5  mia  povera  Ninetta  ^ 
T' accosta  .  A  te  mi  guida 
Tenerezza  e  pietà .  Più  non  rammento 


38 

I  tuoi  torti  con  me  :  vorrei  salvarti  ; 

Ma  come  mai  9  se  tutto 

Rea  ti  condanna? 
JSin.  Io  rea! 

E  creder  lo  potete? 
Il  P.  Ah  si  5  pur  troppo  ! 

Nin.  Tutto  5  è  vero  5  congiura  a  danno  mio; 

Ma  lo  sanno  gli  Dei ,  rea  non  son'  io  . 
Il  P.  E  bencj  io  spero  ancor.  Tutto  tu  puoi , 

Amabile  Ninetta , 

Aspettarti  da  me  .  Si  ,  non  temere  ; 
Voglio  quest'oggi  stesso 
Toglierti  di  prigione  . 
Nin.  0  mio  signore  5 

Se  non  mi  promettete 
Che  intero  mi  sarà  reso  l'onore, 
E  innanzi  agli  occhi  altrui 
Sciolta  ritornerò  d' ogni  sospetto  , 
Voglio  qui  rimaner . 
Il  P.  Te  lo  prometto  . 

Si  per  voi ,  pupille  amate  5 
Tutto  tutto  far  desio  ; 
Ma  per  me ,  tu  pur ,  ben  mio  , 
Qualche  cosa  devi  far  . 
Nin.     Chi  m'ajuta? 
Il  P.    Sta  tranquilla, 

E  t'  affida  a  chi  t' adora  : 
Io  salvar  ti  posso  ancora  , 
Se  t'  arrendi  al  mio  pregar, 
Nin.     No  giammai . 
//  P.    Paventa  ,  ingrata  ! 

Coro  di  guardie  (  di  fuori .  ) 
Ah  Ninetta  sventurata! 


^9 

//  P.      Quali  accenti!  -  Un  solo  amplesso  •.. 

(  con  trasporto  ^ . 
Coro  (  entrando  .  ) 
Radunato  è  il  gran  consesso  ; 

(  a  queste  i?oci  y  esce  fuori  Ant. 
il  quale  si  tiene  in  disparte  • 
Manca  solo  il  Podestà  • 
Il  P.       (  Oh  mia  sorte  maledetta  !  ) 

Ho  capito  ;  vengo  in  fretta . 

(  alle  guardie* 
Ah  !  senti?  e  ancora  adesso  .  • . 

(  alla  Ninetta. 
Nin.        Si,  ti  replico  lo  stesso. 
7/  P.       Ma  la  morte? 
Nin.        Non  la  temo  . 
Il  P.       Vanne,  indegna;  ci  vedremo: 
Queir  orgoglio  alfin  cadrà  . 
Udrai  la  sentenza , 
Perdon  chiederai  ; 
Ma  invan  pregherai , 
Ma  tardi  sarà  . 
C,  ed  Ant. {  Oh  Ciel ,  che  fia! 

Sospetto  mi  dà  .  ) 
Il  P.    In  odio  e  furore 

Cangiato  è  V  amore  ; 
Pietà  nel  mio  petto 
Più  luogo  non  ha  . 
{ In  questo  punto  s'  ode  da  lontano  il 
il  suono  de*  tamburi  con  cui  s^  an-- 
nunzia  al  Popolo  ^  che  s^  apre  la 
Coro        Udiste  !  sessione  del  Tribunale. 

Pod.        Vi  seguo  . 
Coro        W  questo  V  avviso  . 


E  bene? 
Ho  deciso . 


(  aliar  Nin. 


Pad.        Qual  sorte  F  attenda 

L'ingrata  non  sa.  (parte 
C »  ed  Ant    Quel  torbido  aspetto 

Paura  mi  fa.  (  Coro  parte  col  Pad. 
Nin.      {  Ah!  barbaro  oggetto, 
(  T'  invola  di  qua  ! 


Ant.  JTodestàj  Podestà!  tu  me  l'hai  fatta! 

Le  cose  questa  volta 

In  i>egoia  non  vanno.  Ah  !  piaccia  al  Cielo 
Pip.  Chiamar  voi  mi  faceste (*)  -  Ah!  cara  a- 
C^)  ad  Ant.  (mica! 

(*^)  (cedendo  la  Nin.  e  correndo  {perso  lei. 
Nin.  Ho  bisogno  di  te  .  (a  Pippo  . 

Ant.  Poche  parole  ,  (  a  Nin. 

Vedete  :  io  vo  frattanto 

A  far  la  sentinella  .  (  entra. 

Pip.  In  ciò  che  posso  , 

Quel  poco  ch'io  possiedo. 

Volentieri  ve  l' offro  . 
Nin.  Ah  no  ,  mio  Pippo  ^     (  togliendosi  frat- 
tanto dal  collo  la  croce  . 

Abusarmi  non  voglio 

Del  tuo  buon  cor  !  Solo  ti  chiedo  in  presto 

Tre  scudi ,  che  andrai  tosto 

A  portare  là  dove 

Or  ti  dirò  .  Questa  mia  croce  in  pegno  . . . 


SCENA  V. 


Antonia  ^  Ninetta  ^  e  subito  Pippo. 


Pip.  Adagio  5  adagio  :  dove 

Portar  debbo  il  denaro  f 
Nin.  Hai  tu  presente 

Quel  gran  castagno  che  si  trova  dietro 

Al  viein  colle  ?  .  . . 
Pip,  E  che  scavato  è  in  modo  , 

Che  un  uom  vi  si  potrebbe 

Quasi  quasi  appiattar  .  .  . 
Nin.  Si  5  quello  appunto  . 

Là  dentro  ti  scongiuro 

Di  riporre  il  denaro  innanzi  sera  . 
Pip.  Dentro  il  vecchio  castagno?  .  .  . 
Kin.  Sì  5  ma  che  niua  ti  vegga  . 
Pip.  Siamo  intesi . 

(  in  atto  di  partire^ 
JSin.  Ma  Pippo?  E  questa  croce 

Che  ti  scordavi  ! 
Pip.  lo  non  non  mi  scordo  nulla  . 

Tenetela  ,  vi  prego  . 
Nin.  Se  la  ricusi ,  non  accetto  anch'io 

L' offerta  tua  . 
Pip.  Vi  sfido  . 

Ora  che  so  quello  che  fare  io  debbo . 

Nessun  più  mi  trattiene . 

E'  pure  un  gran  piacere  il  far  del  bene . 

(  come  sopra» 

Nin.  Deh  pensa  che  domani,  {trattenendolo 
Oggi  fors'  anco  ,  non  sarà  più  mio 
Quest'  ornamento  ! 

Pip.  Oibò  !  non  lo  credete  . 

Esser  non  può;  mei  dice  il  cor. .  •  .tenete. 

Ni?i.     E  ben  ,  per  mia  memoria 
La  serberai  tu  stesso  : 


Non  hai  più  scuse  adesso 

Di  rifiutarla  ancor  . 
Pip.     Pegno  adorato  ,  ah  sempre 

Con  Pippo  tu  starai:  [bac.  la  croce. 

Compagna  mia  sarai 

Fin  che  mi  batte  il  cor . 
(  Mi  cadono  le  lacrime  ; 

M'opprime  il  suo  dolor!  ) 

Un'anima  sì  tenera 

Mi  fia  presente  ognor. 
Nin.     A  mio  nome ,  deh  consegna 

Questo  anello  al  mio  Giannetto . 
Pip.        Tanta  fede  ^  eguale  affetto  , 

Ah  veduto  mai  non  ho  ! 
Nin.     Digli  insieme  che  lui  solo 

Fino  air  ultimo  sospiro  ... 

Ma  non  dirgli  che  il  mio  duolo  . . . 

Questo  core...  Ah  ch'io  deliro! 

Il  mio  ben  più  non  vedrò  . 
Pip.     Per  carità  5  cessate  ! 

Sì  sì  .  .  .  non  dubitate  .  .  . 

Tutto  farò  . .  •  dirò,  [in  atto  di  partire. 
Nin.    Non  t'obliar  .  .  . 

Pip.     Che  dite!  (  vivamente  commosso. 

Sapete  chi  son  io  . 
Nin.  Povero  Pippo ,  addio  • 
Pip.     Addio!  .  :  .  (  Se  ancor  qui  resto. 

Mi  scoppia  in  seno  il  cor  .  ) 
Nin.     (  L' ultimo  istante  è  questo  , 

Che  ci  vediamo  ancor  .  ) 
Pip.     (  Vedo  in  quegli  occhi  il  pianto  ; 

Ma  ve'  che  piango  anch'  io  !  ) 
Nin.     (  Vedo  in  quegli  occhi  il  pianto  , 


43 

E  la  cagion  son  io  ) 
(  Dove  si  trova  ,  oh  Dio  ! 
Un  più  sincero  amor  ?  ) 
(     Addio  !  .  .  .  (  Se  ancor  qui  resto  , 
(     Mi  scoppia  in  seno  il  cor  . 
(Nin.  entra  nella  sua  carcere^  e  Pip*  se  ne  par. 

SCENA  VI, 

Stanza  terrena  in  casa  di  Fabrizio , 
come  neir  Atto  Primo  . 
Lucia  sola  • 

Infelice  Ninetta  !  ...  Ed  è  poi  certo 
Ch'  ella  sia  rea  ?  Qual  dubbio! ...  Il  tempo , 
Le  prove  ,  i  testimonj  ,  (  il  luogo  , 

E'  ver,  la  colpa  sua  fanno  evidente; 
Ma  pure ,  chi  sa  mai  ?  forse  è  innocente  . 

(     ode  picchiare. 

SCENA  VII. 

Lucia  e  Fernando  . 

Lue.  Chi  è?  (*)  -  Fernando  !  oh  Dio  ! 

(*)  andando  ad  aprire  . 

Fer.  Mia  cara  amica , 

Che  nessuno  ci  ascolti  !  -  Ov'^è  Ninetta? 
Lue.  Ninetta  !  .  .  .  Deh  fuggite  !        (  piange  . 
Fer.  Ma  che  vuol  dir  quel  pianto? 
Lue.  Ah  non  m'interrogate! 
Fer.  Voi  mi  fate  gelar  !  ,  .  .  (  Entro  il  castagno 

Ancor  non  pose  .  .  .  Un  nero 

Presentimento  .  .  Che  pensare  ?  )  .  .  -  E 

(  bene 


44 

Che  fa?  Deh  rispondete! 
Lue.  Ah  se  sapeste! 

Accusata  di  furto  .  *  , 
Fer.  La  mia  figlia? 
Lue.  Sì  5  dessa. 

Fer.  Come  ?  .  .  .  Esser  non  può .  Seguite  . 
Lue.  Innanzi  al  tribunale 

Forse  in  questo  momento 

E'  giudicata  . 
Fer*  Eterni  Dei  !  che  sento  ?  (  partono  . 

SCENA  Vili. 

Sala  del  Tribunale  nel  gran  palazzo 
del  Feudatario  . 

Pretore  ^  Giudici  ^  un  Usciere  y  il  Podestà  y 
Gian.y  Fab.y  Popolo ^  Guardie  alle  porte. 
I  giudici  sono  assisi  sui  loro  sedili^  in  mez" 
zo  ad  essi  il  Pl  etore  ^  innanzi  al  quale  è 
collocar  o  un  t^wolino  .  —  //  Podestà  y  pre- 
sente alla  sezione^  occupa  una  sedia  a  par" 
te  —  da  un  lato  si  vede  il  popolo  spetta^ 
tare  y  fra  cui  si  distinguono  Giannetto  e 
Fabrizio  .  —  AlV  alzarsi  della  tenda  si  ve-- 
de  V Usciere  che  va  raccogliendo  i  voti  nelV 
urna  .  Una  musica  tetra  annunzia  questo 
terribile  momento.  L'Usciere  y  raccolti  i  vo- 
ti  y  consegna  V  urna  al  Pretore  y  il  quale  ^ 
trovato  che  tutte  le  palle  sono  nercy  esclama: 

Pre.  A  pieni  voti  è  condannata. 
Gian.O\\  Cielo! 
E  tu  soffri? 


«1 


45 

Pret.  Zitto  . 

Fab.  Abbi  prudenza . 

Pret.  Venga  la  rea .  -  (^)  Stendete  la  sentenza  :(^*) 
(^)  aU^Uscieie  che  parte  subito. 
(*"*^)  ad  uno  de'  Giudici. 
Pret. e  G.  Tremate,  o  popoli  5 

A  tale  esempio  . 

Questo  è  di  Temide 

L'augusto  tempio. 

Diva  terribile  , 

Inesorabile  , 

Che  in  lance  pondera 

L'umano  oprar. 
Il  giusto  libera  , 

Protegge  e  vendica  : 

Ma  sempre  il  silenzio 

Sovra  il  colpevole 

Giunge  a  scagliar . 

S  C  E  N  A  IX. 


Ninetta  e  detti . 
Ninetta  entra  accompagnata  da  alcune  guar^ 
die  che  subito  si  ritirano  y  e  preceduta  dal'^ 
V  Usciere  il  quale  le  indica  il  luogo  o^'ella 
debbe  fermarsi  . 

Pr^^.  Infelice  donzella, 

Omai  più  non  vi  resta 

Che  sperare  nel  Ciel .  -  Signor,  leggete. 

[facendosi  dare  la  sentenza  stesa  dal^Giud. 
Considerando  che  la  nominata 

Ninetta  Villabella  è  rea  cominta 


46 

Di  domestico  furto  :  a  pieni  voti 
Ed  a  tenor  delle  vigenti  leggio 
Il  regio  Tribunale 
La  condanna  alla  pena  capitale  . 
Tutti  y  fuorché  il  Pretore  ed  i  Giudici 
Ah!  qual  colpo!  •  .  .  Già  d'  intorno 
Ulular  la  morte  ascolto  : 

Già  dipinto  ^^  ^S^^  volto 
^        nel  suo 

Miro  il  duolo  ed  il  terrori 

Gian.    Aspettate  5  sospendete  : 

slanciandosi  verso  i  Giudici . 

Voi  punite  un'  innocente  ; 

Un  arcano  ,  ah  non  sapete  ! 

La  meschina  chiude  in  cor . 

Tutti y  eccetto  il  Pretore  ed  i  Giudici. 

Un  arcano! 

Il  P.eilG.Fi  ben  parlate.  {alla  JSin. 

Nin.        Rispettate  il  mio  silenzio  . 
Gian.       Ah  Ninetta? 

F.  e        Palesate  . 

Nin.     C  Non  crescete  il  mio  dolor  . 
Il  P.    }  [  Maledico  il  mio  furor .  ) 

G.  F.   i  Mi  si  spezza  a  brani  il  cor  . 

Il  Pretore  ed  i  Giudici  . 
Ella  tace ,  e  ben  ,  sia  tratta 
Al  supplizio  .  (  alle  guardie 

S  C  E  N  A  X. 

Fernando  che  entra  impetuosamente  ,  e  detH. 

Fer.         Ah  no!  fermate. 
Nin.        Voi  qui.  Padre? 


47 

G.  F.  il  P.  Chi  veggMo? 

Fer.         Vengo  a  voi  col  sangue  mio  [a'Giudici. 

La  mia  figlia  a  liberar . 
Nin.     (Infelice!  Possa  il  Cielo 

I  suoi  giorni  al  meo  serbar!) 
Fer.      I  miei  sforzi  ed  il  mio  zelo 

Possa  il  cielo  coronar  ! 
Gian,  (Oh  coraggio!  Possa  il  Cielo 
e  Fab.  \     Tanto  zelo  secondar  . 
Il  P.    Signori;  è  quello;  è  quello  [alzandosi. 

II  disertor  che  preme  : 
Ecco  gP  indizj  ,  -  e  insieme 
Voi  troverete  l'ordine 

Di  farlo  imprigionar  .       (  consegna 
IlP.pdiG.Gnsiràìe.  al  Pret.  un  foglio^ 

N.  G.  F.  Gran  Dio! 
llP.edìG.FeYmàttYÌ . 

(  le  guardie  circondano  Nin. 
Nin.  Gian.  Fab. 

Oh  Cielo!  E  fia  pur  vero? 
Fer.      Son  vostro  prigioniero  ; 

Il  capo  mio  troncate  . 

Ma  il  sangue  risparmiate 

D'un'  innocente  vittima 

Che  non  si  sa  scolpar . 
//  Pretore  ed  i  Giudici. 
La  sentenza  è  pronunziata  ; 

Più  nessun  la  può  cambiar . 
Fer.      Ma  dunque  ?  .  .  . 
IIP. ediG.U uno  in  carcere, 

E  r  altro  sul  patibolo  , 

La  legge  è  inalterabile  j 

Il  reo  perir  dovrà . 


40 

Fer.  Nin.  Gian*  Fah.  Il  Pad. 
Che  abisso  di  pene  ! 
Mi  perdo  ,  deliro 
Più  fiero  martiro  5 
averne  non  ha  . 
Un  padre  ^  una  figlia 
Tra  ceppi  5  alla  scure!  ,  .  . 
A  tante  sciagure 
Chi  mai  reggerà? 
J/P.c^i! iCGuardie  3  olà  ; 
Fab.eG.  Più  non  poss'io 

Toller  ... 
Fer.ilPod.Son  fuor  di  me  ! 
Nin.     Che  faceste,  padre  mio! 

Per  voi  solo  io  vado  a  morte , 
E  voi  stesso  alle  ritorte 
Volontario  offrite  il  piè  . 
Fer.      Che  dicesti? 
Fer.Q.F.  Parla  ;  spiegati . 

//  Pretore  ed  i  Giudici . 
Via  si  tronchi  ogni  dimora; 
Alla  carcere ,  al  supplizio  . 
Nin.     Ah  mio  padre  5  in  pria  ch'io  mora 

(  in  atto  di  voler  da  lui  un  amplesso. 
Fer.      Figlia!  -  Barbari,  lasciatemi. 

(  ai  satelliti  che  lo  trattengono. 
IIP. ed  i  G  .Eseguite . 

(  ai  satelliti  y  i  quali  vanno  subito 
per  istrascinar  via  la  Nin.  e  Fer. 
Fer.e  Nin.Oh  Dio  ,  soccorso! 
G.  e  Fab.  Ah  Ninetta! 
Il  Pod.    (  Qual  rimorso  !  ) 
Nin.     Mio  Giannetto!  mio  Fabrizio! 


_     ^     49  ^ 

llPrJ  G.  Alla  carcere  ;  al  supplizio m  satellitié 
Tutti  ^  fuorché  il  Pret.  ed  i  Giud. 
Ah  neppur  1'  estremo  amplesso  ! 
Questa  è  troppa  crudeltà  . 
Sino  il  pianto  è  negato  al  mio  ciglio 
Entro  il  seno  s'  arresta  il  sospir  : 
Dio  possente  5  mercede,  consiglio! 
Tu  rn'  aita  il  mio  fato  a  soffrir. 
Il  Pret. \  (  Ah  già  il  pianto  mi  spunta  sul  ciglio! 
i  Giud.i  Tanto  strazio  mi  fa  impietosir. 
e  il   I  Ma  la  legge  non  ode  consiglio , 
Pad.  V  Noi  dobbiamo  alla  legge  obbedir.  ) 
(  le  guardie  dall^  una  parte  conducono  Per.  alla 
carcere^  dall'altra  la  Nin.  al  luogo  delsup* 
plizio.  Il  Pre.^  i  Giud.  ed  il  Pod*  si  ritirano • 
Tutti  gli  altri  partono  costernati* 

S  G  E  N  A  XI. 

Piazza  nel  Villaggio  .  Alla  destra  dello  spet- 
tacolo si  vede  il  campanile  ed  una  parte 
della  Chiesa  t  verso  la  cima  del  campanile 
sporge  in  fuori  un  piccolo  ponte  ad  uso  di 
far  delle  riparazioni.  Alla  sinistra  è  collo- 
cata la  porta  maggiore  della  Podesteria.  Al 
di  là  della  Podesieria  c'è  una  contrada ,  e 
dirimpetto  un' altra  ^  che  mette  dietro  alla 
Chiesa  .  Parimente  alla  sinistra  si  vede  u- 
n a  piccola  porta ,  che  è  quella  dell'orto 
della  casa  di  Fabrizio  * 

Ant.j  indi  Pip.  e  Gior. 

Pip.  Ora  che  nel  castagno 

Ho  riposto  il  denaro ,  veder  bramo 

4 


5c 

Quanto  m'avanza  ancor .  Sono  più  ricco 
(  siede  sopra  una  panchina  di  sasso 
presso  V  orto  di  Fabr.  e  conta  il  suo 

danaro . 

Di  quei  che  mi  credeva. ..Ah  questa  lira 
Nuova  di  zecca  me  la  diè  Ninetta 
Un  certo  giorno  ...  dunque  a  parte  :  insieme 
,    Tu  starai  colla  croce.  Ah  brutta  diavola  ! 
(  mette  a  parte  la  lira  y  e  in  questo 
momento  comparisce  la  gazza  sulla 
porta  deir  orto  . 

Gior.  Cpn  chi  Thaì  ? 

Pip.  Con  quella  gazza  infame  •  Oh  !  ecco  An- 

(  tonio, 

(  alzandosi  e  raccogliendo  il  da^ 

naro . 

E  ben  che  nuove  abbiamo?     (  ad  Anf. 
E  la  Ninetta  ?  .  .  . 
Jnt.  Ahimè  !  tutto  è  finito  •       (  piangendo  . 
Pip.  Podestà  scellerato!      (  qui  la  gazza  di" 
scende  sulla  panchina  y  rapisce  la 
lira  messa  in  disparte  ^  e  se  ne 
vola  sul  campanile  . 
Gipr.  Oh  guarda  ^  guarda  .    (additan.  la  gazz. 
Pip.  Briccona!  E  giustamente; 
Rubarmi  la  moneta 

Che  tanto  mi  premeva  -  Ah  birba  ,  birba  ! 
Eccola  la  sul  ponte  .  Oh  se  potessi 
Arrampicarmi  5  forse 
Troverei  la  mia  lira .  Vo'  provarmi . 
Ant.  Andiamo  insiem  . 

Pip.  Gazzacqia  maledetta  .  (P.  e  A.  corrono  via 
Gior.  Ah  ah  5  non  correr  tanto,  che  ti  aspetta  . 


'li 


5i 


S  G  E  N  A  XII. 

Ninetta  in  mezzo  alla  gente  arme  ;  Contadini 
e  Giorgio  che  è  ritirato  in  un  angolo^  e 
che  esprime  il  suo  dolore  . 

Alcuni  satelliti  fanno  riparo  alla  calca  dei  con" 
ladini  nel  fondo  .  Ninetta  in  mezzo  ad  altri 
discende  dalla  gradinata  della  Podesteria,  e 
s^  a{?{)ia  lentamente  verso  la  contrada  che  gira 
dietro  alla  Chiesa  ;  essa  e  preceduta  e  seguì-- 
ta  dagli  abitanti  del  {?illaggio  . 

Coro     Infelice ,  sventurata  , 

Ti  rassegna  alla  tua  sorte  5 
N05  erudel  non  è  la  morte 
Quando  è  termine  al  martir . 
Nin.     Dell  tu  reggi  in  tal  momento 

(  soffermandosi  avanti  alla  Chiesa 
Il  mio  cor^  pietoso  Iddio! 
Deh  proteggi  il  padre  mio , 
E  ti  basti  il  mio  morir . 
Or  guidatemi  alla  morte  ,  (  ai  satelliti 
Si  finisca  di  soffrir. 

Coro  e  Giorgio  . 
Ah  farebbe  la  sua  sorte 
Anche  un  sasso  intenerir! 
(  La  Ninetta  prosegue  il  suo  cammino  ^  seguì" 
ta  dal  popolo ,  e  ben  tosto  si  toglie  agli 
sguardi  degli  spettatori  .   Terminata  la  fu" 
nebre  marcia  5  Giorgio  attraversa  la  scena 
lentamente  e  costernato  . 


5a 

SCENA  XIII. 


Giorgio^  Pippo  ed  Antonio  nel  campanile  ^ 
e  poscia  Giannetto  ^  Fabrizio  ^  Lucia 
e  diversi  famigli  • 

pip,     Oente,  Gentej  oh  me  felice! 

(  sul  ponte  del  campanile  ^  tirando  a 
se  qualche  cosa  da  un  huco^  in 
cui  egli  ave{pa  intruso  il  braccio . 
Intanto  la  gazza  h  isolata  via. 
Pip,        Tutto  ,  tutto  ho  ritrovato  : 

Guarda  ,  guarda  ,  avvisa  ,  grida  • 

(  mostrandogli  la  posata 
Ant.        Non  lasciamola  ammazzar  . 

(  Pippo  e  Antonio  suonano  una 
campana  a  tutta  forza  • 
Gian.       Che  fracasso  indiavolato! 

Oh  che  pazzo  da  legar! 
Che  vuol  dir  ?  (  uscendo  precipitosa^^ 
FabfCLuCnChe  cosa  avvenne?    mente  dall'orto. 

(  idem^  e  dietro  loro  alcuni  famigli. 
Ant.ePipXnnoo^titQ  è  la  Ninetta* 

(  ricomparendo  sul  ponte . 
Tutti  fuorché  Pip.  e  Ant. 
Innocente  ! 
^/2t*eP//7  Jnnoeentissima , 
Pip.        Il  Gucchiajo  ,  la  forchetta  , 

La  mia  lira  è  tutto  qua . 
Ant.     Quella  gazza  maledetta! 
Giusto  Cielo! 

Gli  stessi  col  Coro  . 
Caso  eguale  non  si  dà, 


53 

Pip.        Padrona,  spiegate 

Il  vostro  grembiale.  (Pippo  getta  già 
la  posata  nel  grembiale  della  Lucia. 

F.  e  Gior.  È  dess^  ,  mirate  ;        /  79  j 
a  '  '        (  /  uno  prende 

subitamente  la  forchetta  ^  e  V  altro 

il  cucchiajoy  che  mostrano  alla  Lue. 

l  suddetti  e  Coro . 

Il  colpo  fatale 

Corriamo  a  impedir . 

Lue.  Gior.  Pip,  e  Ant. 

Il  colpo  fatale 

Correte  a  impedir  . 

(  Fah%  e  Gian,  colla  posata  corrono  via,  e  dietro 

ad  essi  i  famigli.  Pip.  e  Ant.  rientrano  nel 

campanile  e  suonano  di  nuo{?o  a  martello  . 

S  G  E  N  A  XIV, 

Il  Podestà  e  suddetti^  fuorché  Giannetto 
e  Fabrizio  • 

Jl  P.   Che  scampanare  è  questo? 

Che  cosa  è  mai  successo  ? 
Lue.        Del  mio  piacer  T  eccesso 

(  correndogli  ineoritro  . 

Non  tì  saprei  spegar. . 
Il  P.   Io  non  capisco  niente  • 
Lue.        La  povera  Ninetta 

Pur  troppo  era  innocente',  .  • 

Ah  cari  amici  miei,  [a  Gior.  e  al  P. 

Andiamola  a  incontrar. 
Gior.       Andiamola  a  incontrar. 


54 

Il  P.       Mi  sembra  di  sognar  , 

{  Mentre  la  Lucia  insieme  con  Giorgio  oa  per 
incamminarsi  y  s'ode  da  lontano  una  scarica 
di  fucili  .  Pip.  ed  Ant.  sul  campanile  stanno 
ossen^ando  attentamente  verso  la  campagna. 

SGENA  ULTIMA. 

I  suddetti  y  Ninetta  y  Fabrizio  y  Giannetto  y 
Abitanti  y  Genti  d' arme  ^  e  poscia 
Ern.  e  Fern. 
ha  Ninetta  e  assisa  sopra  un  carro  adornato 
aie  infretta  di  rami  e  di  fiori  ,  e  tratto  da 
alcuni  contadini .  Giannetto ,    Fabrizio  ed 
altri  contadini  le  fanno  corteggio  .  Dii>ersi 
contadinelli  si  arrampicano  qua  e  là  per 
vedere  . 

Lue.  Figlia  mia!  (  correndo  incontro  alla  Nin. 
Gian.Sì  rilasci  la  Ninetta. 

(  leggendo  ciò  che  sta  scritto  in  una 
carta  eh'  egli  consegna  al  Podestà  . 
Questa  mano  è  del  Pretor  . 
Fab.GianJ  Quanto  meno  il  cor  l'aspetta, 
e  Lue.      i      Sembra  il  giubbilo  maggior . 
Il  P.       1    (  Quanto  costa  una  vendetta  ! 

\      Di  rimorsi  ho  pieno  il  cor.  ) 
Gior.  Pip'f  Viva  5  viva  la  Ninetta, 
Ant.  Cor.  V      La  sua  fede  ed  il  suo  cor  ! 

(  Pip.  e  Ant.  discendono  dal 
campanile  . 

Nin.     Queste  grida  di  letizia 

Danno  tregua  al  mio  tormento  : 


55 

Ma  il  mio  cor  non  è  contento  ; 

Ma  con  voi ,  miei  fidi  amici , 

No  5  gioir  non  posso  ancor  ! 
Fab.Gia.Mìt  Ninetta,  che  mai  dici? 
e  Lue.     E'  svanito  ogni  timor. 
Nin.    No  no  !.. .  Dov'  è  mio  padre  ?  .  . . 

Nessun  risponde  :  oh  Dio  ! 

Vive?  che  fa? 
Fer.     Cor  mio ,       (  comparendo  improvvisa^ 
mente  accompagnato  da  Ern. 

Sì,  vive,  e  a  te  sen  vola  ; 

Sempre  con  te  starà  .  (  abbraccia  la 
Nin.    Ah  padre  (  Or  sì  che  oblio  figlici* 

Tutti  i  passati  guai  : 

Ah  che  perfetta  è  omai 

La  mia  felicità!       (  tutti  gli  altri 
fuorché  il  Podestà  . 
Ah  chi  provato  ha  mai 

Egual  felicità! 
IIP.     Ma  in  che  modo  fu  costui  (  accennan- 
do Fer. 

Dal  suo  career  liberato  ? 
Fer.      Per  un  ordine  firmato 

Dal  Monarca  mio  signor . 

(  Ernesto  ne  fa  testimonianza  co^ 
suoi  cenni . 
Tutti  gli  altri  fuorché  il  Coro  e  il  Pod. 
/Viva  il  Principe  adorato 
l     Che  sol  regna  coli' amor! 
//  P.  ì(  Son  confuso  ,  strabiliato  , 

/    Di  me  stesso  sento  orror  .  ) 
Goro    JE'  confuso  ,  strabiliato  ,     (  additando 

I  il  Pod. 

\    £  già  cambia  di  color . 


56 

Kilt.    E  il  buon  Pippo?  non  lo  vedo* 

Pip.    Cara  amica ,  sono  qua, 

(  accorrendo  verso  la  Nm.^ia^quale  gli  fa  grande 

accoglienza  ,  dietro  ad  esso  viene  Ant* 

Lue.        Mia  Ninetta  ^  ecco  il  tuo  Sposo  : 

[unendo  la  mano  di  Nin  .  con  quella  di  Gian* 

Fer.  Gian,  e  Nin. 

Oh  momento  avventuroso! 

Lue.        Ma  perdona  alla  Lucia!  (  Nìn.  e  GiUé 

Fab.         Brava,  brava  moglie  mia!  (abbracc* 

^.     ^j.   (Ah  mio  ben  ,  fra  tanto  giubilo 
i.ia.  iVm.jg^^^^  .j  j^^j^^^  ^ 

Tutti  gli  altri  fuorché  il  Podestà* 
^Una  scena  così  tenera 
)    Fa  di  gioja  lagrimar 
Il  P.  S{  Una  scena  così  tenera 

(    Mi  costringe  a  lagrimar .  ) 

Gian.  ISiin*  Fer.  e  Pippo  • 
^Ecco  cessato  il  vento. 
Placato  il  mare  infido  ; 
Salvi  siamo  giunti  al  lido  ; 
Alfio  respira  il  cor. 
Il  P.  \(  Sordo  susurra  il  vento , 
Minaccia  il  mare  infido: 
Tutti  son  giunti  al  lido. 
Io  son  fra  V  onde  ancor  .  ) 
Tutti  fuorché  il  Podestà  • 
[In  gioja  ed  in  contento 
Cangiato  è  il  mio  timor  ^ 
Pod.  V  D'  un  tardo  pentimento 

Pavento^  oh  Dìo^  Porror!) 


Fine  del  Melodramma  .